PHOENIX | Sollevarsi dalle ceneri |Obbedienza, disobbedienza e…

Prestare ascolto è onorevole, ci permette di entrare nella prima fase di qualunque possibilità di scelta: l’Osservazione. Chi mi introdusse alla Permacultura ci tenne a sottolineare che una delle etiche fondamentali da prendere in considerazione è “Osserva e Interagisci”, rapportando questo magnifico concetto alla quotidianità si scopre che l’obbedienza è fondamentale!

 

Proviamo a tornare un’attimino indietro, a chi abbiamo prestato ascolto appena venuti al mondo?… Hai collegato? Bene!
Dare ascolto fuori è l’abitudine che abbiamo cristallizzato per sopravvivenza biologica, ma a chi dovremmo prestare ascolto adesso che, si presuppone, dovremmo essere capaci di badare da soli ai nostri bisogni biologici? A chi dovremmo obbedire?
Il primo strumento di costrizione come già ripetuto è la delega, che noi affidiamo sin da piccoli all’autorità o meglio quello che noi in quel momento riconosciamo come autorità, un’abitudine che si cristallizza e ci irrigidisce a tal punto da difenderla e farne le veci, nell’esperimento immaginario delle scimmie, la gabbia, l’acqua e le banane (immaginario perché stra-rimbalzato in rete ma non vi è alcuna prova dell’avvento di tale esperimento a parte un libro di Stephenson 1966) che spiega come avvengono i trasferimenti educativi tra scimmie, e le dinamiche di manipolazione ereditate tra generazioni (per quel che il mio inglese mi ha permesso di capire !), le scimmie venivano punite con esplosioni d’aria, quindi con la leva della paura si studiava la manipolazione, e la cosa che ne veniva fuori era che man mano nella gabbia le scimmie si riproducevano (o venivano sostituite) e nonostante si arrivasse ad un totale ricambio generazionale, ovvero nonostante le scimmie punite non ci fossero più e le esplosioni d’aria non venissero più utilizzate da parecchio tempo, la paura restava, e le scimmie “nuove” non disobbedivano anzi si auto-punivano reciprocamente, ovvero si spaventavano a vicenda.
Nelle sette segrete, “riservate” o come le ha definite l’ingenuo guru Jovanotti “molto molto efclufive”, la paura è essenziale per mantenere le autorità in vetta e per tutelarle, i guru e gli ecclesiastici queste cose le conoscono bene, e se non le conoscono le hanno assorbite inconsapevolmente a loro volta nei seminari o nelle scuole-finto-iniziatiche ed è ancora peggio perché
inconsapevolmente diventano i babbuini, dell’esperimento di cui sopra, che menano gli altri babbuini! Alcuni esempi li ho osservati personalmente, dagli allenatori in carriera di squadre di calcio parrocchiali che maledicevano le squadre limitrofe, ai dirigenti di S.p.a. che demonizzavano la concorrenza e di conseguenza tutta la rete vendita al seguito, crew, gruppi musicali, associazioni, partiti politici ecc.: macachi che bastonano macachi! In una scuola a cui mi sono avvicinato per varie affinità di ricerca poi rivelatasi un bluff , era impossibile non notare come il guru della neo-setta in varie occasioni, demonizzasse (letteralmente) tutti o quasi tutti coloro che per diversi motivi avevano abbandonato la “nave”, in maniera molto subdola e manipolatoria ed a volte anche infantilmente esplicita, frasi tipiche riferite ai dissidenti erano “dovevate vederle gli occhi”, oppure “era già partito e non c’era più nulla da fare”, “hanno fatto un giuramento e l’hanno tradito”, “sono viandanti”, “hanno preso il largo”, così il branco-gruppo coltiva odio per l’esterno e devozione compatita per il guru, più la setta è chiusa e più è possibile far maturare un dissidio indotto o addotto, tecnica favolosa per ottenere ulteriori proseliti alla porta che prometteranno fedeltà in cambio di bastonate esemplari, una deviata faccia del Fight Club di Chuck Palahniuk.
Una delle catene più forti che utilizzano queste nuove prigioni di liberazione o rivoluzionarie è la leva sulla maturazione, sono i Maestri a decidere quando un discepolo è pronto, in traduzione sono i “liberati” che decidono quando lo schiavo è libero, e quindi mai! E solo cambiato il padrone, perché il potere manipolatorio è direttamente proporzionale all’importanza personale che si esercita all’interno del branco, e meno proseliti fedeli è uguale a meno potere personale, meglio tenerseli stretti.
Se avete fatto l’esperienza in una scuola di arti marziali (una squadra di calcio, pallavolo ecc.) il Maestro da dimostrazione nei fatti che è lui a dare la preparazione e la capacità di stare sul ring, e non è sicuramente lui a decidere quando un discepolo salirà sul ring ma i fatti che il discepolo mostra a se stesso conquistando autostima e i colpi che sferra disciplinatamente al maestro sono la prova provata, ovvero quando il discepolo utilizza, e fa sue, le stesse tecniche insegnateli e le utilizza secondo cultura. Ora per quanto riguarda questi pseudo-maestri, panzuti, viziati e drogati di talk-show, cibo spazzatura e telenovella da merenda, l’unica maschera che hanno è quella di avere un certo distacco dai proseliti mostrando una parvenza di galanteria ma che al secondo bicchiere in ristorante decade, manifestandosi ultras da poltrona, con urli e battiti di piedi (tipo “l’urlo del guerrierooo…”[cit.]) e sovente fanno continui riferimenti critici a slogan di pseudo-politici e mettono i loro proseliti in guardia dagli altri conferenzieri negli incontri rituali.
Se preso alla lettera non è dispregiativo quanto qui si afferma ma un invito ad analizzare queste dinamiche che nei branco-gruppi si possono osservare con più attenzione, un ottima lezione per comprendere gli impulsi biologici e iniziare a capire come dominarli. Naturalmente alcune di queste manifestazioni vengono celate al pubblico e si muovono dietro le quinte con la sicurezza che mai verranno divulgate altrimenti… esplosioni d’aria nella gabbia rivoluzionaria!
Le stragi e le rappresaglie avvengono anche perché ciecamente si obbedisce e non si valuta la possibilità della sacra disobbedienza che quando non rispetta il buonsenso personale, verso il prossimo e le regole prestabilite del gioco, andrebbe utilizzata con parsimonia e a schiena dritta, i soldati, i carabinieri, la polizia e tutti i corpi di stato possono disobbedire a qualunque ordine criminoso secondo i codici militari, ma in quanti riconoscono il crimine? I civili possono farlo secondo il loro buonsenso e secondo l’onore descritto nei codici del “sistema”, ma quanti sono a conoscenza dei codici?…i Sovrani li esercitano, nel bene e nel male!
Ma la Reale differenza tra l’obbedienza e la disobbedienza a mio modesto parere è una e una soltanto: la via di mezzo della scelta. Scegliere per un sentito interno, senza molte spiegazioni logiche o giustificazioni razionali, scegliere di prestare ascolto o di non farlo incondizionatamente, e per farlo tocca conoscere gli istinti legati soprattutto alle dinamiche di territorio, silenziare per un istante l’istinto animale e dominare gli impulsi biologici…detto niente-detto tutto!