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auto osservazione Resilienza

BIMBI BUONI E BIMBI CATTIVI, fottuti da un programma. (Video)

Mamma è bella o brutta? E papà com’è, bravo o cattivo? E tu sei buona o cattiva?

Queste le frasi automatiche nell’approccio con un bimbo che comunemente possiamo osservare. Poi si va all’asilo e a scuola e i premi e le punizioni, la lavagna col capo classe che scrive chi ha fatto casino, la divisione in bravi e cattivi studenti su un registro, la dualità che crediamo esistere e che ci fa creare il mondo divisivo in cui versiamo.  Beh, ho da dare una notizia a chiunque mi legga e lo faccio con apparente presunzione: non vi sono buoni e cattivi ma ritmi differenti, non vi sono difficoltà di apprendimento ma soltanto tempi differenti di apprendimento: una tartaruga non è più o meno colta di una lepre che corre velocemente, essa sviluppa un guscio invidiabile perfino da una velocissima tigre. E qui voglio spazzar via il famoso programma scolastico che vorrebbe allinearci in un percorso omogeneo, tutti veloci o tutti col guscio, un programma scolastico che sovente è noioso e poco consono ai bimbi, è noioso perché il programma viene scelto da adulti, che spesso dimenticano cosa significa essere bimbi, e questa imposizione crea le differenze di attenzione di cui sopra ed invece di ottenere un’ammissione di incompetenza (poca memoria) da bravi adulti paraculi diamo dei voti e misuriamo gli studenti. Ma il fine è quello di misurare o quello di accompagnarli nell’apprendimento?

Ogni bimbo e bimba sono accomunati dalla curiosità, la curiosità ci mantiene vivi come esseri umani sin dalla tenera età ed è quella che ci rende creativi, senza curiosità non vi può essere creatività. Ora, se la curiosità è della bambina perché il programma lo decide un adulto? Cioè perché è l’adulto a decidere di cosa dovrebbe essere curioso un bambino? La curiosità è innata e le sue forme sono sempre sconosciute.

La curiosità è si soggettiva ma contemporaneamente è contagiosa e coinvolgente, se si osservano i bimbi all’opera lo si può osservare, con questo non voglio generalizzare perché le forme di curiosità sono anch’esse differenti ma voglio evidenziare che nessuno può decidere la curiosità altrui, bensì si può stimolare o ancora meglio lasciare che la naturalezza degli eventi, come durante un gioco, scaturisca autentica e faccia sbocciare l’interesse spontaneo che qualunque bimbo manifesta. Nella pratica questo potrebbe autodeterminare un programma, ovvero se proprio si vuole il ruolo dell’ insegnante prima di tutto bisognerebbe osservare e raccogliere i dati riscontrati dall’osservazione dei bimbi all’opera, successivamente si potrebbe proporre, dalla propria esperienza, un programma adatto allo scopo di stimolare curiosità nei temi che gli stessi bimbi hanno spontaneamente suggerito, ma sarebbe un programma liquido e modificabile alla bisogna, elastico e flessibile come un bambino appunto, non rigido e statico come un adulto di questi tempi.

E’ la curiosità che stabilisce il grado di studio, più sono curioso più ne voglio sapere, questo fenomeno avviene nel gossip per l’italiano medio come avviene per qualunque ricercatore o scienziato in temi più utili alla comunità, la curiosità è una chiave importante è uno dei sinonimi della vita è il primo passo verso il capire e successivamente verso il comprendere – conoscere. L’esame finale è la coscienza o meglio l’integrazione della coscienza in noi stessi e non come qualcosa al di fuori noi e da raggiungere con un programma ma come qualcosa con cui, in comunione, ritornare a vivere!

N.B. Si tratta di un momento di apprendimento esperienziale. I bambini trovano un serpente morto e chiedono di sapere come è fatto dentro…

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